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Musica, identità culturali e nazionalismi

 

Orchestra da Camera di Mantova - Istituto Manzoni

Identità culturali e nazionalismi - La musica come forma di comunicazione universale

classi 4AS - 5BS, giovedì 18 gennaio 2018

musica

 

Lezione: ore 11-13 presso Istituto Manzoni, a cura del musicologo Nicolò Rizzi

 

Concerto: ore 20,45 presso Teatro Sociale, Mantova

INTERPRETI  Katia e Marieile Labeque pianoforte, Simone Rubino e Andrea Bindi percussioni

PROGRAMMA  

  • B. Bartók (Nagyszentmiklós, 1881 - New York, 1945)
    7 Pezzi da Mikrokosmos per 2 pianoforti
  • J. Brahms (Amburgo, 1833 - Vienna, 1897) 
    da Ungarische Tànze per pianoforte a 4 mani: n. 1 in sol minore - n. 20 in mi minore - n. 5 in fa diesis minore
  • M. Ishii (Tokyo, 1936- Kashiwa, 2003)
    Thirteen Drums per percussioni
  • B. Bartók
    Sonata per 2 pianoforti e percussioni k, 1945

La ricerca delle proprie radici culturali è un tema che attraversa la storia del pensiero, permea le opere di molti artisti e, parimenti, rappresenta un argomento di grande attualità, vista la crescente compresenza in molte società di culture profondamente diverse. Proprio la musica, grazie alla sua connotazione universa/e, pienamente riconosciuta anche da Arthur Schopenhauer come immagine diretta della Volontà, può rivestire il ruolo fondamentale di elemento accomunante, fonte di confronto e palestra di dialogo.

In questo programma vengono accostati due autori che, da due punti di vista differenti, fanno riferimento al mondo musicale magiaro: Johannes Brahms e Bela Bartók. Nei loro lavori affiorano elementi popolari filtrati attraverso la sensibilità umana e compositiva di musicisti operanti in epoche diverse, il primo nella seconda metà dell'Ottocento, il secondo nella prima metà del Novecento.

Johannes Brahms, sulla base di una solida preparazione di stampo classico ed essendo immerso nel mondo asburgico, recupera l'elemento rapsodico derivante dalle esperienze giovanili e lo rielabora mutandolo profondamente alla luce della sua intima esperienza. Ecco nascere le Danze Ungheresi, così chiamate perché il folklore magiaro era allora sconosciuto e veniva confuso con quello zigano.

Successivamente Bela Bartók ricerca e recupera l'originale radice ungherese, rappresentata dall'elemento popolare che pervade le sue opere in una versione stravolta e deforme, che sfocia nell'atonalità.

Dato il taglio multiculturale e l'organico del concerto, il programma prevede, infine, un brano per sole percussioni di Maki Ishii, compositore giapponese contemporaneo.

 

 

 

 

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